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la bonifica del suolo nazionale da ordigni esplosivi residuati bellici
La cronistoria
La bonifica del territorio da ordigni esplosivi residuati bellici ebbe inizio con la fine della seconda guerra mondiale e fu ufficializzata nei suoi aspetti giuridici con il Regio Decreto Luogotenenziale, tuttora in vigore, 320 del 12 aprile 1946. Con tale atto la bonifica fu istituzionalizzata fra i compiti delle Direzioni Genio Militari (Reparti Infrastrutture), delle Direzioni di Artiglieria (Centri/Sezioni Rifornimenti e Mantenimento) e dello Stabilimento Militare NBC (CETLINBC), con specifiche competenze tecniche e territoriali. La bonifica, resa esecutiva da direttive emanate nel tempo da Direzioni Generali, Comando Genio, Centro di Eccellenza C-IED, aveva/ha lo scopo di eliminare i manufatti esplosivi disseminati dalle guerre sul territorio (campi minati, ordigni lanciati e/o rimasti inesplosi, cataste di munizioni interrate e/o lasciate dai belligeranti in transito). Sull’onda emotiva di un’impressionante sequenza di disgrazie tra la popolazione, particolarmente colpiti adolescenti e bambini, derivate dallo scoppio accidentale di ordigni rinvenuti ed incautamente manipolati, fu lanciata su scala nazionale una campagna propagandistica di sensibilizzazione ed ammonimento su questi pericoli. Furono diramati comunicati radiofonici e a mezzo stampa, seguiti dalla diffusione e distribuzione nelle scuole di manifesti con efficaci illustrazioni ed un cofano campionario. Gli incidenti diminuirono mentre le Forze dell’Ordine inoltravano/inoltrano segnalazioni di rinvenimenti e richieste di intervento per le quali si doveva provvedere/si provvede al piantonamento in attesa del personale artificiere, che, avendo i reparti preposti un solo Nucleo Bonifica in organico, non poteva/non può agire nell’immediato. Oggi, settanta anni dalla fine della seconda guerra, le statistiche attestano che la scoperta di ordigni non accenna ad azzerarsi, ad una diminuzione di manufatti giacenti in superficie (avvistati da agricoltori, boscaioli, cacciatori, pescatori di fiumi, cercatori di funghi, recuperanti, escursionisti) corrisponde un aumento di quelli rinvenuti in arature profonde dei terreni, scavi per costruzioni, sbancamenti foranei, stradali, ferroviari, gas/oleo/cavidotti. Caso ricorrente è quello di ordigni che vengono alla luce nel corso di ristrutturazioni di ruderi e casolari (occultamenti bellici) e l’affioramento di bombe d’aereo ad alto potenziale.   

La bonifica
Il personale abilitato opera in un contesto morfologicamente vario e complesso. Il territorio italiano è stato interessato da eventi bellici in cui si sono avuti cruenti combattimenti con largo impiego e spreco di armi, munizioni ed esplosivi. La bonifica è l’insieme di operazioni che comprende la scoperta, l’identificazione, la valutazione del rischio, la disattivazione, la rimozione e la distruzione definitiva di ordigni. E’ di due tipi: a) sistematica: a cura di ditte private che operano con capitolati ad hoc per portare alla luce ordigni interrati sotto la direzione delle Sezioni Bonifiche Campi Minati dei Reparti Infrastrutture di Padova e di Napoli; b) occasionale: riguarda i rinvenimenti fortuiti. La segnalazione, fatta ai locali Comandi delle Forze dell’Ordine, viene conseguentemente trasmessa alla Prefettura che informa i Comandi delle Forze Operative di Padova e di Napoli che attivano i Comandanti dei Reggimenti Genio territorialmente competenti che, a loro volta, impiegano il Nucleo Bonifica del Reggimento o del CERIMANT/SERIMANT gemellato. Il personale, per la sua conoscenza nell’ambito balistico/esplosivistico, è chiamato dalla Magistratura anche a svolgere attività di consulenza peritale. Tutti gli interventi svolti sono documentati in archivi tenuti costantemente aggiornati.
Il personale
Il Nucleo Bonifica  varia in relazione alle difficoltà dell’intervento. La composizione minima è di un Sottufficiale brevettato EOD 2 Capo-nucleo e di un militare e/o civile brevettato EOD 1. La responsabilità del controllo operativo sull’operazione è del Comandante del Reggimento Genio mentre la responsabilità tecnica è del Capo-nucleo. La formazione del personale EOD avviene tramite la frequenza di corsi presso il Centro di Eccellenza C-IED della Scuola del Genio ubicato nella città militare della Cecchignola ed attraverso l’affiancamento a colleghi di lunga esperienza e provata capacità in modo che la conoscenza tecnica si perpetui di generazione in generazione arricchendosi e migliorandosi.

L’alienazione
Per ragioni di sicurezza non è possibile riciclare i residuati bellici. L’unico modo possibile per eliminarli è la distruzione mediante brillamento. La situazione urbanistico ambientale non consente sempre la distruzione degli ordigni sul posto di rinvenimento come prescrive la norma. Si rende pertanto necessaria la messa in opera di un insieme di interventi che prevedono l’impiego di personale capace di: procedere al riconoscimento di tutti i componenti del manufatto; esercitare il controllo sui disciplinari di neutralizzazione; integrare le operazioni con risorse straordinarie (unità di polizia, addetti ai trasporti, macchine movimento terra, sistemi di telecomunicazioni, squadre di supporto sanitario, tecnici per controlli ambientali, vigili del fuoco, controllori dei danni); valutare aspetti legali amministrativi.

La pericolosità
Dal 1946 ad oggi sono cambiate molte cose, abbiamo nuove e più elastiche disposizioni, disponiamo di attrezzature ed utensilerie adeguate e, particolare non trascurabile, le indennità accessorie per il personale sono state aggiornate. In sostanza, le condizioni di lavoro sono di gran lunga migliori di quelle di una volta. L’esperienza ha dato la conoscenza quasi totale degli esplosivi impiegati nei due conflitti mondiali e siamo sufficientemente aggiornati su quanto l’industria ha prodotto. Tutto ciò consente di operare con tranquillità e sicurezza. Ma l’esperienza ha insegnato anche che il trascorrere del tempo non diminuisce affatto l’efficacia degli ordigni, conoscendo gli effetti prodotti quando, volutamente o meno, vengono fatti scoppiare, in qualche caso, la loro pericolosità risulta addirittura aumentata a causa delle condizioni  di conservazione in cui sono rimasti per decenni. Un discorso a parte potrebbe essere fatto per i manufatti lanciati e non esplosi nei quali i meccanismi delle sicurezze inerziali e centrifughe si sono svincolati per effetto della sollecitazione ricevuta con il lancio. La distruzione mediante brillamento può riservare qualche sorpresa, a volta sgradita, dovuta al fatto che, quando ruggine e corrosione hanno completamente cancellato stampigliature e contrassegni esterni, non è possibile individuare sempre e compiutamente il tipo di caricamento interno che può essere di esplosivo con effetto dirompente, di fosforo bianco con effetto incendiario, di aggressivo chimico con effetto letale e così via. Effettuato il brillamento, la norma tecnica prevede una accurata verifica del cratere/fornello ed il rastrellamento a pettine del terreno circostante. La sorpresa delle sorprese viene quando in verifiche post brillamento gli artificieri attoniti si ritrovano di fronte a volantini propagandistici recanti l’invito (non certo a loro indirizzato) ad arrendersi e consegnare le armi, che escono talvolta da alcune granate di artiglieria inglesi e tedesche e proiettati intorno al luogo dell’esplosione.

La ratio  
A prescindere dall’abilità tecnica e dall’esperienza degli operatori la norma imperativa di sempre è quella di operare con la massima prudenza rifuggendo le insidie della sindrome da routine, della fretta, della presunzione e dell’ignoranza professionale, la quale non è una vergogna bensì una lacuna nozionistica da colmare: a) imprudenza: agire avventatamente aggiunge ulteriori rischi a quelli esistenti, ponderare bene prima di agire; b) fretta: la fretta induce agli errori, non serve far presto occorre far bene; c) imprevidenza: bisogna prevedere per non sbagliare, l’esperienza insegna che gli errori si pagano; d) routine: l’abitudine non induca ad abbassare la guardia, il pericolo è sempre in agguato; e) incertezza: chiedere aiuto in situazioni particolari o in presenza di ordigni non conosciuti, non è una vergogna bensì la più alta dimostrazione di buon senso.

Colonnello di artiglieria ARQ, Incident Commander,   Nicola DE NICOLA

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