S. Silvestro 1963 a Manziana - ANArtI Firenze

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S. Silvestro 1963 a Manziana

Ricordi

‘Macchè radio. Lo sai che da Manziana non si trasmette bene. C’è il telefono e tanto basterà. Non ti lasceremo solo, vai tranquillo: al centralino lo sai, c’è Vittorio che è già informato del tuo servizio’.
Parole rassicuranti e molto amicali, ma qualcosa mi arrovellava: sarei stato di guardia con 3 reclute la notte di S. Silvestro. Era la loro prima guardia e in più diluviava!
Mah, speriamo bene.
A febbraio mi sarei congedato e questo era uno dei 7/8 servizi che espletavo da caporale: quando di giornata, quando – come in questo caso – da capoposto.
La Scuola di Artiglieria era in forza minima a causa dei congedi. Erano arrivate le reclute e gli anziani non graduati come me, dovevano fare il caporale con i gradi provvisoriamente appuntati sulla fascia al braccio.
Quelle le ultime parole rassicuranti degli amici liberi da servizi. Avevo passato il Natale a casa e dunque mi toccava passare Capodanno in Caserma. L’anno precedente era stato l’inverso. Io sarei stato più tranquillo con anche una radio, la mia ANGRC-5 di tutte le esercitazioni a fuoco e non. C’era si la difficoltà di collegamento da Manziana ma sarei stato più tranquillo.
Alla Porta Carraia ci presentiamo all’autista del TL che aveva già caricato la cena e la colazione per l’indomani arrivate dalla cucina: 4 sacchetti con l’aggiunta di 1 mela cad.: uno sballo! Una fiasca con il caffèlatte e gallette.
Foglio di viaggio, capomacchina al suo posto e via, a Manziana.
C’era una Casermetta, il Corpo di Guardia  con 1 tavolino e 3 brande e le stalle dei cavalli della tradizione artiglieresca. Come noto l’Artiglieria nasce ippotrainata: altrimenti chi li muoveva i cannoni! E pioveva a dirotto.
La prima cosa che mi dice la guardia smontante fu . ‘Il telefono non funziona. Ha cessato alle 18’. Un colpo al cuore. Le reclute si guardano smarrite, a momenti si mettono a piangere. ‘Via, via. Adesso bisogna fare sul serio. Se con il telefono si poteva allentare l’attenzione, adesso non più!’
Stabilisco i turni di guardia tirando a sorte la successione delle reclute: una di loro l’avrebbe fatto 2 volte il turno. Erano 4 turni di 3 ore, dalle 19 alle 6 del mattino. Non a caso: dall’Artigliere addetto ai cavalli, della tradizione ma anche del Gen. F. Angioni, Comandante della Scuola di Bracciano e appassionato cavaliere, avevo saputo che era previsto il suo arrivo alle 8 del giorno dopo, 1 gennaio 1963. Dalle 6 alle 8 avevo previsto di far lucidare il C. di G. e le reclute dopo la nottata all’acqua.  La prima osservazione delle reclute fu: ‘ … con quest’acqua? Di guardia fuori?’. Sarebbe stato meglio ammazzarle subito, ma come si fa….
In effetti l’unico riparo era il tetto del Corpo di Guardia neppure molto sporgente. ‘La guardia esce e monta come si deve, state con il moschetto girato in basso per evitare l’acqua e sotto il tetto’. Questi i miei ordini. Passa mezz’ora e ‘… ma scusa piove a dirotto, l’acqua mi scende nel collo….’. ‘Fuori!!’. Poi finalmente la prima recluta finisce il turno e rientra.
‘Ma devo andare io?’. Domanda da recluta, la seconda. Esce a malincuore ma dopo 10 minuti: ‘… piove a dirotto, ma come si fa?’. La guardia si posizionava appena fuori della porta del C. di G.: una palla, dentro  ogni 10 minuti. Non fa in tempo a chiudere la porta che ecco l’ispezione: h 10,30 ca.  Esco a ricevere un Tenente del Gruppo da Campagna: ‘Comandi!’. ‘Tutto bene? Piove, mi dispiace, buon anno e buona guardia’. Le reclute non colgono un cenno dei suoi occhi, ma la volpe si: pareva dicessero ‘occhio alla/e prossima/e’.
‘Meno male che l’ispezione è passata, così la finiamo di bagnarci’. Indovinate chi l’ha detto: la sciocca recluta che era ancora in turno.’Ragazzi, è passata una ispezione, ma chi ci dice che sarà l’ultima e l’unica?’ ‘Ma con questo temporale chi vuoi che venga (altro ragionamento da reclute)?’ ‘Nessuno lo può dire, ma non avete visto l’accenno del Tenente? No, vero? La guardia si fa come nulla fosse’. Prima della fine del secondo turno, intorno alle h 23,30 ca, altri fari tagliano le pioggia e la notte.’Comando Sig. Capitano’ Era uno del G. da C. ma molto chiacchierato per le sue ispezioni che lasciavano sempre tracce di .. cpr! ‘Il Comandante del Gruppo vi manda questi conforti con i suoi auguri. Buon anno ragazzi’  ‘Comandi’. A mandare fuori il 3° turno ci volle tutta la mia pazienza e autorità di ‘nonno’, che alla fine temevano per le ritorsioni in cui potevano incorrere in Caserma. A malincuore la terza guardia esce sotto il diluvio, Non più pioggia, adesso si trattava di un diluvio.
Poi, dopo aver giocato un po’ a carte e brindato al nuovo anno anche con la guardia all’esterno, il sonno prende e dopo le ultime raccomandazioni mi stendo. Non so quanto tempo passò ma quando aprii un occhio contai 8 anfibi con la punta in su: dunque eravamo tutti dentro. Avete visto una furia? Io! Prendo 3 cappotti, 3 moschetti, 3 zainetti, 3 bandoliere e 3 elmetti e butto tutto fuori urlando: FUORI LA GUARDIA. Le reclute assonnate non capivano niente (quando mai?). La recluta di turno non fa a tempo ad uscire che ancora una sciabolata di fari ed ecco il Col. addetto alle esercitazioni che era sempre all’Osservatorio e che mi conosceva. ‘ Comandi Sig. Colonnello!’ ‘ Questa è la prima guardia in ordine che incontro. Le altre 2 sono punite per abbandono del posto di guardia’. Mica storie: si trattava della Polveriera e della Caserma ‘Cosenz’ giù in Bracciano. Le reclute ammutolite smisero di tremare un’oretta dopo che l’Ufficiale se ne andò. Ma commentarono: ‘… meno male che ci hai fatto montare, altrimenti chi ci salvava da una punizione?’ ‘ Delle vostre non me ne fregava, ma io ho soltanto 2 mesi di naja e non li volevo allungare’. Questa volta non ci fu bisogno di sollecitare la recluta di turno ad uscire. Quel che restava della notte passò senza altri problemi se non : ‘… ma però, hai fatto il matto. Avevi un po’ di ragione ma abbiamo tutto bagnato e sporco’.
La recluta che smontò dal 4° turno, erano già le h 6 del 1 gennaio, come fissato ci dette la sveglia e le reclute subito dopo la colazione si misero a ripulire il C. di G. e loro stessi.
L’anno 1964 si aprì con una splendida giornata di sole che scintillava a spregio della notte precedente. Fredda ma bella e splendente!!
Alle h 8 in punto ecco l’auto del Gen. Angioni. ‘Voi dentro, zitti e fermi, Vado io ad aprire il cancello, Voi non vi muovete se non vi chiamo. E se chiamo uscite e vi allineate e insieme a me faremo il saluto come Dio comanda. Guai a voi se non volete annegare dalle secchiate d’acqua che vi capiterebbero alla ‘Montefinale’.
Vado a cancello, mi abbasso per sollevare il paletto a terra ma con quel movimento la bandoliera mi fa saltare il bottone dello spallino.
Il saluto fu impeccabile, i piedi a 80°, il braccio sinistro ben disteso e aderente al corpo, lo sguardo fiero con l’alzo di 20°, ma ..
Il Generale mi fece fare un biglietto di punizione per ‘Divisa in disordine’.
E se avesse saputo della nottata appena passata? L’ergastolo?


Art. Franco Fantechi

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