Motonave Paganini - ANArtI Firenze

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Motonave Paganini

Attività della Sezione
L'AFFONDAMENTO DELLA MOTONAVE "PAGANINI"

L'AFFONDAMENTO DELLA M/NAVE 'PAGANINI',
26 GIUGNO 1940


PRESENTATO A FIRENZE IL LIBRO
(RECENSIONE)


ARTICOLO DEL PRESIDENTE NAZIONALE
GEN.  ROCCO VIGLIETTA



Da Firenze ci è pervenuto un  interessante libro di oltre 600 pagine, con circa 235 riproduzioni, edito dal Consiglio Regionale della Toscana: Edizioni dell’Assemblea n° 109,  risultato di una ricerca durata due anni, svolta in gran parte negli Archivi di parecchi Comuni della Provincia di quella città e presso le famiglie dei soldati interessati.
Si tratta di un lavoro il cui Autore, l’Art. Franco Fantechi, Consigliere della Sezione Provinciale di Firenze, ha intitolato “Il naufragio della motonave Paganini 75 anni dopo – Storie di Artiglieri raccolte e documentate dalla memoria e dalle carte”.
Dopo una Introduzione generale, assai ricca di riferimenti e note (ben 85 - il libro in totale ne conta 516), il lavoro presenta 103 biografie di soldati, la maggior parte dei quali Artiglieri, imbarcati a Bari sulla ‘Paganini’ e diretti a Durazzo, in Albania, dove si ammassavano truppe per l’attacco alla Grecia. La partenza della nave avvenne la sera del 27 giugno 1940;  l'indomani, in seguito ad un furioso incendio seguito da una violentissima esplosione - o viceversa -, avvenuti alle ore 06.14  del 28, la nave iniziò ad affondare con un' agonia che si protrasse fino alle ore 12.00 circa.
A bordo erano stipati 920 soldati e 31 membri di equipaggio; i comunicati ufficiali che seguirono il naufragio – rivelatisi molto approssimativi - fornirono il dato di 220  fra caduti e dispersi. L’Autore, con tenacia e merito, ne ha appurati altri 13 documentati nel libro (pag. 566). La motonave viaggiava in convoglio con  la nave ‘Catalani’ carica di truppa e armamenti scortate del Cacciatorpediniere ‘Fabrizi’, che tanta parte ebbe nel salvataggio dei naufraghi ;  di essi ben pochi sapevano nuotare proveniendo dalle zone interne della provincia: ne issò a bordo ben 437, azione per la quale alcuni dei suoi marinai furono decorati (pag. 488).

Gli Artiglieri erano inquadrati nel 19° Reggimento Artiglieria della Divisione di Fanteria ‘Venezia’, avente sede a Firenze; il Reggimento era di stanza nella Caserma ‘Baldissera’, dai fiorentini detta popolarmente ‘la zecca’, a mente dell’antico opificio che sorgeva nei pressi dove si coniavano i Fiorini d’0ro, vanto e potenza della Firenze medievale.

Non è un caso che quasi tutte le famiglie intervistate, siano state di Artiglieri, Genieri o di altra Arma, rammentino all’Autore questo nomignolo, ‘la zecca’ - che identifica la Caserma- che ancora oggi resiste nella città gigliata. Il richiamo dei soldati per la terra d’ Albania iniziò fino dai primi giorni del giugno 1940: in alcune biografie e nella prima ottava del ‘poemetto’ di Ivo Grassi, a pag. 479, si indica il giorno 3 di quel mese. Alla ‘zecca’ si ritrovarono dunque vecchi compagni d’armi che avevano svolto insieme il Servizio di Leva o che erano stati commilitoni in Africa Orientale o nella stessa Albania, alcuni anni avanti.
I numerosi documenti e fotografie, raccolti dall’Autore nella Parte Quarta, sono stati messi con slancio a disposizione  dalle stesse famiglie dei soldati. Alcuni sono di straordinaria importanza dal punto di vista storico e ben risaltati nel libro; ad es. la ‘via crucis’ del Ten. a. Raffaele Nafissi, a pag. 494, che ha descritto il viaggio e la sua permanenza in un campo di prigionia in Polonia; oppure Il terrificante Diario di Carlo Tanzini, a pag. 527; quello altrettanto staordinario per chiarezza e lucidità dell’Art. Edoardo Bonechi a pag. 537; e ancora in Memoriale del Ten. a. Silvio Pesci, a pag. 547, che chiarisce per es. il numero della scialuppe di salvataggio a bordo della ‘Paganini’: 6 per 920 soldati, mentre si adombra per il via-vai dei borghesi a bordo della nave. L’Autore probabimente con l’intento di alleviare la tensione accumulata con tali letture, presenta alcune cartoline, fra queste quelle degli Artiglieri Serg. Luigi Casamonti (pag. 133) e del cap. cuciniere Giovanni Manescalchi (pag. 512), toccanti per delicatezza e amore.
Non tutte le biografie pubblicate riguardano i naufraghi della ‘Paganini’, alcune sono di Ufficiali del loro stesso Reggimento, altre di Ufficiali che in qualche maniera hanno avuto con loro contatto e con essi condivise le sorti della guerra. Si veda ad es. quella del Mar.llo Capo G. di F. mare Francesco Uccelli, anch’esso Decorato, che trasse in salvo 13 soldati. La ricerca ha inoltre e con giusto merito dato conto dell’apporto della Divisione ‘Venezia’ per la formazione della Divisione ‘Garibaldi’ che combattè a fianco dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia per l’abbattimento del nazi-fascismo. Oltre alle numerose foto di R. Nafissi, presentate nella Introduzione generale e nella sua biografia, alcune altre danno un ulteriore tocco di preziosità al lavoro: quella del Marinaio della nave-cisterna‘Pagano’ a pag. 151; la serie della ‘Compagnia di Varietà Franco’  pag. 254-5); la ‘Paganini’ attraccata al molo di Bari il 27 giugno (pag. 489.
Non c’é dubbio che il libro dà conto di un lavoro di ricerca certosino e appassionato, svolto nella quasi completa assenza di documentazione, reperibile forse negli archivi militari, il cui risultato, ricco di note, riferimenti fra loro intrecciati e ampie didascalie, mostra forse per la prima volta, personaggi minori – ma molti - che hanno fatto la loro storia e la Storia, con nomi e cognomi, ambiti territoriali, sociali e culturali: uomini insomma che hanno partecipato a quei fatti e Artiglieri ; l’Autore non smette mai, nelle oltre 600 pagine, di sottolinearne con affatto celato orgoglio anche la propria appartenenza.
Dell’apporto importante ed ancora una volta prezioso dei Relatori si dice in altro articolo.



Art. Gen. Rocco Viglietta - XI Presidente Nazionale


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