La storia del 41° Rgt.a. "Firenze" - ANArtI Firenze

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La storia del 41° Rgt.a. "Firenze"

Cenni storici

LA SEZIONE A.N.ART.I. DI FIRENZE SI ONORA DI ESSERE INTITOLATA  AL 41° REGGIMENTO ARTIGLIERIA D.F. "FIRENZE" M.A.V.M.
E DI PORTARNE LA GLORIOSA INSEGNA.

INVITIAMO TUTTI COLORO CHE AVESSERO FOTO O NOTIZIE  SUL 41° REGGIMENTO "FIRENZE" A CONTATTARE LA SEZIONE AL 335/5886131 O TRAMITE E-MAIL anartifirenze@gmail.com

La Storia

Il 41° Reggimento Artiglieria D.F. è l’erede diretto del 41° Reggimento Artiglieria da Campagna, costituito il 20 gennaio del 1915 a Venaria Reale, nel quadro delle disposizioni per adeguare l’Esercito, presso i depositi reggimentali del 5° (capostipite dell’Artiglieria da Campagna, perché raccoglieva le glorie dell’Artiglieria piemontese, discendente dall’antico Reale Corpo di Artiglieria) del 17° e del 25°, pure da Campagna.

Il 24 maggio, all’entrata in guerra contro l’Austria-Ungheria era già nella zona di impiego e venne assegnato al V Corpo d’armata, al comando del Ten. Gen. Aliprandi, inquadrato nella 1a Armata al comando del Ten. Gen. Brusati.






Schierato con le sue batterie ippotrainate nell’Alta Val d’Assa, appoggiò con il suo fuoco l’avanzata delle Brigate "Ivrea" (161° e 162° Fanteria) e "Lambro" (205° e 206°), protese alla conquista dell’importante conca di Vézzena (24 agosto 1915).

Il sacrificio e lo sforzo della dura e sanguinosa lotta,  che temporaneamente riuscì ad arrestare sui reticolati nemici le eroiche fanterie nella predetta conca, sono stati ricordati nel cippo eretto nel 1922 dai reduci giallocremisi della "Ivrea", decorati per quella azione di medaglia di bronzo al valor militare, i quali vollero accomunare ai loro Morti glorificati, i Caduti del 41°Artiglieria, nello sbocco di quella valle.

Dopo un anno, dal 15 maggio al 12 giugno 1916, il Reggimento partecipò alla battaglia contro l’azione svolta dal nemico nel saliente trentino, schierando i suoi pezzi sui monte Pau, sul monte Busillo, sul monte Lémerle, sul monte Ma­gnaboschi, e nella zona di Cesuna-Fondi; prendendo parte attiva e distinguendosi, alla controffensiva nella stessa fronte del XIV Corpo d’armata.



Durante il mese di agosto il Reggimento lasciò l’altopiano di Asiago per portarsi in altra zona.
Il 19 è a Biasòl sull’Isonzo, dove partecipò con volontà mordente e precisa perizia, aggregato all’XI e successivamente al XXV Corpo d’armata, alle cruente battaglie di logoramento delle truppe imperiali austro-ungariche, per la conquista del Veliki-Kribak, del monte Pecinka, fino a Castagnevizza sulla Bainsizza, in forza alla 4a Divisione.

La capacità offensiva del nostro Esercito, fu dimostrata proprio in quest’ultima grandiosa battaglia, in cui la Divisione, dopo alterne vicende, riuscì a contenere il preponderante impeto nemico, che destò negli avversari una forte preoccupazione, tanto da ritenere necessaria ed inderogabile la ripresa dell’idea di organizzare un colpo decisivo, riunendo le forze della Germania a sostegno della vacillante Austria.

Lo Stemma araldico

DESCRIZIONE DELLO STEMMA REGGIMENTALE

SCUDO: interzato in palo;

al primo d’azzurro, ai monti al naturale fondati su una campagna di ver­de, attraversata da un fiume al naturale;
al secondo troncato; nel 1a  di argento al giglio rosso di Firenze; nel 2° di rosso al palo nero, all’elmo d’oro di Scanderberg * posto sul tutto; alla fascia d’azzurro, caricata d’una stella d’argento, attraversante la partizione;
al terzo, d’oro, alla torre quadrata alla ghibellina fondata sopra una base di tre graditini degradanti e sostenuta da due leoni affrontati, il tutto di rosso (Bassano).

* Scanderberg - (Iskander berg), (soprannome di Giorgio Castriota, condottiero ed eroe albanese (? 1403 - Alessio 1468) conferitogli (con riferimento ad Alessandro Magno) ad esaltazione delle sue gesta in difesa dell’indipendenza albanese


FREGIO:  dell’Arma di Artiglieria, specialità pesante campale, con l’indicazione del numero del Reggimento su una piastrina d’argento, sormontato da un elmo cimato di tre foglie di quercia d’oro.

ORNAMENTI:  un nastro azzurro filettato d’argento, uscente dalla piastrina del fregio e svolazzante a destra dello scudo.

MOTTO: "Cuore fermo non fallisce il colpo".

DEDUZIONE PER LA BLASONATURA

PARTIZIONI:  Le vicende storiche del 41° reggimento Artiglieria portano ad individuare la convenienza della interzatura dello scudo, corrispondente alle sue tre successive costituzioni, cosicché nei campi delimitati da una simile partizione, trovano posto le pezze araldiche relative ai principali fatti storici riguardanti i tre diversi period
Di conseguenza:

il 1° terzo riservato alla blasonatura dei motivi araldici di origine ed attinenti la 1a guerra mondiale. Poiché peraltro, il Reggimento non rimase erede delle tradizioni dei reparti originari, il campo è occupato per intero dalle pezze relative alla 1a guerra mondiale, per la quale il Reggimento stesso fu costituito;


il  2° terzo contiene il ricordo della maggior gloria militare conseguita nel corso del secondo conflitto mondiale in territorio albanese, con specifico riguardo alla guerra dopo l’8 settembre 1943. In esso figura il ricordo del legame territoriale con Firenze, che assume particolare evidenza, riguardando esso due successive costituzioni avvenute in quella città e l’appartenenza del Reggimento alla Divisione, battezzato con quel nome;


l’ultimo terzo è riservato ai motivi riflettenti la terza ricostituzione del Reggimento, mettendo in evidenza gli elementi di legame territoriale.


PEZZE ONOREVOLI: Fascia azzurra, nel 2°  per la gloria militare conseguita dal Corpo con la concessione della medaglia d’argento al V.M.

PALO:  nero, nel 2°, che valorizzi in modo spiccato e con particolare onore le operazioni svolte in Albania dal Reggimento.

PEZZE ARALDICHE: Giglio aperto e bottonato di rosso (Firenze) in ricordo della prima e seconda ricostituzione del Corpo e della sua appartenenza alla Divisione "Firenze".

FIGURE NATURALI: Stella d’argento, simboleggiante la corrispondente decorazione al V. M. alla Bandiera;

Torre quadrata, all’antica, merlata alla ghibellina, dello scudo della città di Bassano;
Monti e fiume al naturale, in funzione di armi parlanti riferentisi alle azioni di guerra svolte nel corso della 1a guerra mondiale;
Elmo di Scanderberg;
Leoni dello scudo di Bassano.





Nell’ottobre del 1917, dopo la ritirata dall’Isonzo, il 41° Reggimento, dal giorno 28 al 5 novembre prese posizione lungo la destra del Tagliamento, a Madrisio.

Il 6 ripiegò in ordine sul Piave, in prossimità del Ponte della Priula, nella zona Lancenigo-Arcade. dove vi rimase fino al giorno 15 in forza all’VIII Corpo d’armata.

Dal 2 al 3 dicembre sostò a Zenson, sulla destra del Piave dove partecipò con fierezza e con consapevole competenza alle cruente azioni di resistenza e di arresto del nemico   in appoggio alle fanterie del XIII Corpo della III Armata.

Nelle diverse azioni di fuoco, per la sua implacabile efficacia, il 41° Reggimento armato con artiglieria da 75/27 mod. ‘906 e mod. ‘911 ebbe l’onore di essere citato più volte all’O.d.G. dei vari comandi di Corpo d’armata, ricevendo ben tre encomi solenni da altrettanti comandi divisionali.

Nel 1918 il 41° partecipò alla formidabile operazione di artiglieria che il Comando Supremo con i suoi 61 reggimenti scatenò dallo Stelvio al mare, arrestando di fatto l’attacco nemico sul Piave, nell’epica battaglia del "solstizio d’estate", a Fagaré nel basso Piave, dal 15 al 24 giugno col XXVI Corpo, al comando del Ten. Gen. Alfieri, e della sempre invitta III Armata, creando cosi le necessarie premesse per quella prodigiosa offensiva che portò alla vittoria finale.




La salda e possente fusione delle forze materiali delle 2.886 bocche da fuoco di vario tipo e calibro, "cementate dalla compattezza spirituale degli animi" ebbe ragione sui "tracotanzi" 5.005 pezzi di artiglieria contrapposti dall’avversario, impegnato con 50 divisioni, furente di vedersi sfuggire l’occasione di giungere alle sponde del Po.

Questa energica azione, mirabilmente condotta dal Comando Generale dell’Arma, che al termine della campagna, meritò un’altra medaglia d’oro al Valor Militare, valse al 41° Reggimento Artiglieria una lusinghiera citazione sul Bollettino di Guerra n. 1.125 del 23 giugno 1918 del Comando Supremo, "per la preparazione e per la condotta di fuoco nella battaglia tesa alla riconquista del Piave".

Il  29 giugno si portò nella zona di Cavazuccherina-Cortellazzo da dove le batterie parteciparono ai combattimenti svoltisi nei giorni 2 e 3 luglio fra il Piave vecchio e nuovo.

Passato poi al XIV Corpo della VII Armata al comando del Ten. Gen. Tassoni, si trasferì il 15 settembre nei pressi di Gavardo dove vi rimase fino ai primi di ottobre.

Dal 24 ottobre al 4 novembre il Reggimento si portò in Val Giudicarie, nella zona di Condino-Brione da dove le batterie contribuirono alla decisiva offensiva per Vittorio Veneto, avanzando nel Trentino, dove il 3 novembre una sua pattuglia a cavallo, giunse prima a Mezzolombardo.




Durante le battaglie nelle zone di Conca di Vézzena, Altopiano di Asiago, Fajti, Veliki, Carso, Castagnevizza, Koriti-Selo, testa di ponte di Madrisio, Ponte della Priula, Zenson di Piave, Fagaré, Cavazuccherina, Cortellazzo, Val Giudicarie,  il contributo di sangue e di valore è il seguente:


MORTI:       Ufficiali   5, Sottufficiali ed Artiglieri   97

FERITI:       Ufficiali 23, Sottufficiali ed Artiglieri 160

Promozioni per meriti di guerra           6

Medaglie d’argento al Valor Militare  14

Medaglie di bronzo al Valor Militare   23

Encomi solenni      61

Croci di guerra      1.016

Il 17 marzo 1919, nel quadro delle disposizioni per la smobilitazione generale, il 41° Reggimento da Campagna viene disciolto a Venaria Reale.



Con l’addensarsi delle scure nubi di un altra guerra mondiale, il 15 settembre 1939 verrà ricostituito a Firenze con la denominazione di "41° Reggimento Artiglieria da Campagna per Divisione di Fanteria", inquadrato subito nella 41°  Divisione  Firenze  dai colori arancio-nero, al comando del Gen. Paride Negri; la Duchessa di Spoleto, consegnò personalmente lo Stendardo, con una cerimonia solenne alla Caserma "Baldissera” in Firenze, il 7 gennaio del 1940.



Nei primi giorni del giugno 1940 viene trasferito in Piemonte, assegnato alla VII Armata in seconda schiera del Gruppo Armate Ovest, nella zona di San Damiano d’Asti,  Santena e Poirino, per le esigenze del fronte alpino occidentale.



L’organico iniziale del Reggimento risulta essere il seguente: Comando, Reparto Comando, I gruppo con obici da 100/17 mod. ‘914 ippotrainati, II gruppo con cannoni da 75/27 mod. ‘911 pure ippotrainati, 10a batteria contraerea con otto mitragliere autotrasportate da 20 m/m.

Nel settembre dello stesso anno, all’unità viene assegnato il III gruppo armato con obici da 75/18 mod. ‘935 e, il 1 dicembre seguente questo viene trasferito al 27° Reggimento della Divisione "Cuneo", ricevendo da esso il suo II gruppo da 75/27 il quale assunse il numero di III. Nei primi giorni del marzo 1941, il gruppo da 75/27 è trasferito al 35° Artiglieria della Divisione "Friuli" e sostituito con il III gruppo someggiato armato con obici da 75/13 (p.b.) di quella Divisione.

Il Reggimento, così ristrutturato, rientrò a Firenze, dopo aver sostato a Pieve di Soligo nel Veneto.

I gruppi trovano alloggio nei dintorni, in approntamento per le nuove necessità belliche del momento, mentre il II gruppo viene comandato in postazione antiaerea al forte Belvedere, sulle colline sovrastanti la città.

Il 6 novembre 1940 la  10a batteria venne spostata a Roma, in posizione antiaerea su Monte Mario, dove rimase fino al 20 marzo del 1941; tre giorni dopo raggiunse Bari per imbarcarsi alla volta di Durazzo, precedendo il Reggimento.

Intanto, il carreggio del Reparto Comando e dei gruppi I e II con quello dei relativi R.M.V.,furono sostituiti con autocarreggio.

Il 28 ottobre, per le operazioni contro la Grecia, il 41° Artiglieria indivisionato nel XIV Corpo di nuova formazione al comando del Generale Nasci venne frettolosamente dislocato sul fronte greco-albanese-jugoslavo.

Il 6 aprile a seguito dello stato di guerra con la Jugoslavia partecipò fino al 18 aprile 1941 alla battaglia sulla frontiera montuosa meridionale, Macedonia, contro l’Armata serba del Wardar, combattendo tenacemente in un clima particolarmente rigido.

Il 4 aprile da Llunik, nella zona di Llangè,da prima raggiunse aspramente quota di Mali i Gjinovecit, a m. 1.250, poi il giorno dopo Ostreni Vogel e nei giorni 9 e 10, vincendo la rabbiosa resistenza della efficiente artiglieria nemica, il Reggimento appoggiò e protesse col suo fuoco, oltre che la forza divisionale, anche il Reggimento "Lancieri di Milano" e i carri "L" aggiunti alla consistenza della "Firenze" per il difficile sfondamento in direzione di Dibra.

il 19 aprile, dopo aver traghettato il largo ed impetuoso Drin in piena i gruppi si attestarono sulla linea Kicevo, Gostivar e Tetovo.

La rapida fine dello stato di guerra, interruppe ogni altro sforzo combattivo della Divisione, portando il Reggimento a cooperare alla sorveglianza della zona occupata, ove si distingue per abnegazione, umanità e senso civico verso la popolazione, duramente provata dal tormento della guerra, ricevendo attestazioni di pubblica comprensione e gratitudine.

Il 9 settembre 1941, la 10a batteria lasciò il Reggimento e rientrò in Italia per essere impiegata a protezione dei convogli nel Mediterraneo, imbarcata su natanti, così come  venne stabilito per gli altri reparti simili; disgraziatamente però venne subito silurata nella sua prima missione operativa.

Durante i due anni successivi, dal 1942 al 1943, pur continuando spesso a dividere il proprio rancio con la popolazione affamata, il Reggimento partecipa alle operazioni di rastrellamento contro formazioni sempre più aggressive di ribelli, nella zona di Podgoriza, di Berat, di Tepeleni e di Klisura, offrendo ancora generosamente il sacrificio di altri Caduti ed il comune logoramento, per la Patria lontana.



L’8 settembre, trova il 41° Reggimento Artiglieria dislocato ancora in Macedonia, nella zona di Dibra, Mogorce e Topiani.


Seguirà le sorti della sua Divisione alle dipendenze del XXV Corpo d’armata, con la "Brennero" e "l’Arezzo", riunitasi il giorno 13 a Bureli.

Partecipa cosi prontamente per le nuove esigenze derivanti dall’affrettato armistizio, alla lotta contro i tedeschi.

Accettate le conseguenze derivanti dalla decisione della via da seguire, ritenuta la migliore nell’interesse della Patria e respinte ripetutamente le richieste di cedere le armi ai partigiani albanesi. avanzate da un ufficiale della missione inglese a nome del suo Governo, il Generale Azzi comandante la "Firenze" ordinò di reagire ai germanici.

Dal 20 al 24 settembre il 41° sostiene i primi combattimenti intorno a Kruja.

Il 28 settembre, costituitosi il "Comando Truppe italiane della montagna", forte di circa 25.000 uomini, il Comando di Reggimento ed i due gruppi someggiati, si sottraggono alla cattura.

Da quel momento iniziò per i superstiti artiglieri, come per tutti gli italiani presenti in quel momento nei Balcani, un pesante e doloroso calvario di continue sofferenze.

Con sempre meno uomini e senza rifornimenti, i pezzi da 75/13 del 41° sono le sole artiglierie che si trovarono ad appoggiare le schiere dei diffidenti guerriglieri dell’E.L.N.A. (Esercito Liberazione Nazionale Albanese) in una durissima lotta partigiana, combattendo sempre attraverso le zone più impervie dell’Albania e del Montenegro, conservando però lo spirito, i simboli, i fregi ed il Regolamento di disciplina del nostro Esercito, circondati ovunque da nemici senza pietà e da improvvisati alleati che in essi, vedevano ancora i conquistatori d’ieri.


Tutte le batterie dei due gruppi ,una ad una, furono costrette a smembrarsi per l’assoluta impossibilità di rifornirsi, dissolvendo le loro formazioni originarie.

Prive di scarpe, di tende, di coperte, di medicinali e di viveri, restano integre solo la 6a e la 9a le quali riuscirono a conservarsi unite ai loro cannoni ed alle loro tradizioni, a prezzo di indicibili sacrifici, unici reparti organici di artiglieria di tutta la IX Armata italiana fino alla completa cacciata dei tedeschi dall’Albania e dalla Jugoslavia.

Gli altri artiglieri sofferenti, furono costretti a cercare asilo presso pastori o isolati contadini, dove, curate le loro ferite e le loro malattie, vivendo di stenti, lavorarono per mangiare ciò che era possibile mangiare, cercando di disperdersi o di tornare a riunirsi, a seconda del continuo mutare della fluida situazione.

Il 18 novembre 1944, festa nazionale albanese, le due ultime batterie del 41° insieme ad un battaglione di fanteria italiana proveniente dalle diverse Divisioni inquadrati nella 1a divisione albanese dell’E.L.N.A. sfilarono per le vie di Tirana assieme alle truppe dei patrioti liberatori, salutate con entusiasmo riconoscente dalla fiera popolazione schipetara.

Durante i combattimenti per la cacciata dei tedeschi dalla capitale, il 17 novembre i già provati artiglieri coi due residui cannoni, colpirono ed incendiarono due carri armati oltre ad una ventina di automezzi.

Verso la fine del mese di febbraio 1945 il battaglione che aveva combattuto a Tirana, raccogliendo un maggior numero di italiani sparsi nelle varie brigate albanesi, si trasformò in Brigata, con oltre duemila uomini, cui furono aggregate le due batterie della  "Firenze".

La brigata fu destinata ad operare ai confini del Montenegro e più tardi, per l’ulteriore afflusso di italiani, la Brigata si trasformò in Divisione.

Venne rimpatriata via mare, con tutte le sue armi, in due scaglioni, il primo dei quali partì il 3 maggio 1945, ricevendo a Bari il primo affettuoso saluto ufficiale dal Gen. C. A. Guido Boselli che nel 1941-1942 aveva comandato la 41° Divisione.

Per questi 17 mesi di operazioni belliche, aspre e difficili con solo brevi attimi di riposo, il 21 gennaio 1947 al Reggimento venne concessa la Medaglia d’Argento al Valor Militare, "splendida dimostrazione di consape­vole disciplina, di attaccamento al dovere, allo spirito di Corpo e di altissimo amor di Patria".

Il 26 maggio 1945, alla data del rimpatrio lo Stendardo del Reggimento, simbolo prezioso del prestigio delle Armi d’Italia amorevolmente conservato col rischio della propria vita da un giovane ufficiale fiorentino, il Tenente Arnaldo Gori ,entrò degnamente nel salone delle Bandiere della Patria, scortato da un esiguo numero di artiglieri, non domi né dal nemico, né dalle più indicibili difficoltà avverse.



La Bandiera del 41° in due foto storiche: all'inizio dei combattimenti in Albania e alla fine della Guerra al suo rientro in Italia


Con la riorganizzazione dell’Esercito, in virtù del suo esemplare contegno di guerra, e in conseguenza delle benemerenze acquisitesi, il 1 maggio del 1947 ancora a Firenze, il 41° Reggimento Artiglieria venne scelto per riprendere il suo cammino militare.





















Fra tanti Reggimenti ormai definitivamente disciolti si ricostituisce nella caserma "Perotti" di Coverciano con la denominazione di "41° Reggimento Artiglieria da Campagna Controcarri meccanizzato", inquadrato nella divisione "Folgore".

Il nuovo Reggimento, risulta composto dal Comando, dal Reparto Comando, I e Il gruppo con pezzi inglesi da 17 libbre e dal III e IV gruppo con pezzi da 6 libbre, dalle prestazioni più adatte alle esigenze di impiego e della specialità, oltre ad una officina mobile leggera.

Nel giugno dello stesso anno la nuova unità fu nuovamente trasferita nel Veneto nella Caserma "Monte Grappa" a Bassano del Grappa, dove il 4 novembre 1947 ricevette in forma solenne la nuova Bandiera di combattimento.

Il 19 Agosto 1948, in occasione del Centenario della Prima Guerra di Indipendenza , la Bandiera , accompagnata dal Colonnello Comandante Ernesto Boffa , dall'Alfiere S.Ten. Giovanni Valente con due marescialli di scorta , venne portata sul Monte Olgheri nei pressi di Valeggio sul Mincio, per ricevere ufficialmente la Medaglia d'Argento al Valor Militare ,conferita il 21 Gennaio 1947 dal Capo dello Stato. Il colonnello Ernesto Boffa, già comandante del 185º Reggimento Artiglieria Paracadutisti “Folgore” ad El Alamein, aveva chiamato a sé alcuni reduci dell'epica battaglia e quindi nell'organico figurava anche l'allora Cap. Carlo Massoni , poi Generale di Divisione , brillante ufficiale artigliere paracadutista anch'egli decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare per il comportamento tenuto ad El Alamein quale comandante di una batteria da 47 mm.




Il 1 luglio del 1951 il Reggimento contribuì con il suo III gruppo da 6 lbs. alla costituzione del Sottoraggruppamento Controcarri della divisione "Folgore"; con i suoi I e Il gruppo dal 17 lbs., contratti su due batterie di quattro pezzi ciascuna, passa alle dipendenze del Comando di Artglieria del Comiliter di Padova, quale Reggimento Controcarri di Corpo d’Armata, con il nominativo di 41° Reggimento Artiglieria Controcarro.

Il 10 aprile 1952 il Reggimento venne trasformato in 41° Reggimento Artiglieria Pesante Campale formato dal Comando, Reparto Comando, dal I gruppo da 149/10 e dal II gruppo da 149/30, materiale americano completamente autotrasportato, alle dipendenze del V Corpo d’Armata.



Il 10 giugno 1953, il Reggimento si stabilisce definitivamente a Padova, nella caserma "Romagnoli" .

Nella nuova fase di sviluppo del 1957 il 41° Pesante Campale, nell’aprile viene dotato di obici da 155/23 di produzione statunitense, che armano due gruppi e, di cannoni da 155/45 che armano il terzo gruppo di Reggimento.

Il 4 novembre 1966 una apocalittica alluvione sconvolse contemporaneamente l’Italia in più parti; anche Firenze, Venezia, restarono allagate ed isolate, mentre il basso Polesine fu seriamente danneggiato dal mare che, rotta la diga a protezione dell’isola di Donzella, sommerse campi e paesi, devastando abitazioni, facendo crollare ponti e manufatti, con conseguenti frane e disastri incalcolabili.

Il Reggimento immediatamente intervenne con tutti i suoi uomini e con tutte le sue disponibilità materiali, in soccorso alle popolazioni colpite, lavorando giorno e notte instancabilmente a Bocca Sette Scardovari, Caorle, San Donà di Piave, Piove di Sacco, Codevigo, Piazzola sul Brenta, Campagna Lupia, per rinforzare gli argini dei fiumi, per riattivare le comunicazioni, e per prestare aiuto alle famiglie nei casolari isolati; l’opera prestata con nobile altruismo e giovanile generosità, spesso in condizioni proibitive, e senza la possibilità di avvicendare il personale impegnato nei servizi più gravosi e ripugnanti, richiese matura responsabilità e prestante baldanza che i soldati del 41° assolverono serenamente, consci de loro dovere e dei compiti affidati.

La gravosa azione di soccorso si protrasse fino all’11 dicembre, apprezzata dalla popolazione che rispose con larghe dimostrazioni di riconoscenza e con attestazioni di simpatia; a queste si unì poi, quella ufficiale delle più alte Autorità civili e militari.

Il conferimento n° 4565 dell’attestato di pubblica benemerenza al Valor Civile del Ministero dell’Interno, rilasciato in data 25 maggio 1968 , sintetizzato e sancito sulla G.U. n 208 del 17 agosto 1968 dalla pubblicazione della motivazione, conferma "la pronta, intelligente e generosa opera di soccorso del 41° Artiglieria Pesante Campale, il quale, anche in questa calamità nazionale seppe dimostrare concretamente, di essere fedele alle salde tradizioni che lo distinguono".

Il 3 giugno 1976 il Reggimento viene sciolto e la Bandieraviene ceduta al 5º Gruppo Specialisti Artiglieria di Corpo d'Armata (costituito il 1º giugno 1956) che prende il nome di 41º Gruppo Specialisti Artiglieria "Cordenons" (SORAO) ed eredita anche le tradizioni reggimentali.

Con questa denominazione e sede in Casarsa della Delizia, entra a far parte della Brigata Missili per l'elaborazione e l'affinamento dei dati per il fuoco di Batteria, compresi quelli meteorologici.

Nel 1999 è trasformato in 41º Gruppo Sor.A.O. - Sorveglianza ed Acquisizione Obiettivi ed è destinato ad inquadrare le componenti del sottosistema di Sorveglianza ed Acquisizione Obiettivi.

Il 19 settembre 2001 il Gruppo, stanziato a Sora, assume la denominazione di 41º Reggimento artiglieria terrestre "Cordenons" (SORAO) che muta in 41º Reggimento "Cordenons" (SORAO) quando assume l’attuale configurazione, con l'assegnazione alle dipendenze della Brigata RISTA - EW.

Queste in sintesi, le "palpitanti" pagine vissute nel sacro fuoco dell’amore per la Patria, e sempre gelosamente custodite nei cuori degli Artiglieri del 41° che hanno onorato la Bandiera nei tempi vittoriosi, come nei tempi grigi e dolorosi, con i loro 1.053 Caduti, a cui sono stretti indissolubilmente, fino alla morte.
Foto ottenute per gentile concessione delle famiglie Almanza e Massoni.





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